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Chi sono

Se qualcuno mi chiedesse cosa aggiunge la politica alla mia già pienissima vita, direi che forse  tutte le scelte che ho fatto e continuo a fare, le affronto pensando proprio alla politica. Credo che ognuno di noi sia in fondo la perfetta sintesi di ciò che la vita ha dato, di ciò che le proprie mani hanno costruito, di ciò che la propria mente ha elaborato e di ciò che il proprio cuore ha imparato e interiorizzato dagli altri. Ogni avvenimento fa parte di noi, rappresenta un pezzetto di ciò che siamo, ed è soprattutto il modo in cui ci presentiamo agli altri. E proprio così voglio presentarmi a voi. A chi avrà la pazienza di ascoltarmi, di seguirmi in questo viaggio che è iniziato tanto tempo fa e che oggi incrocia le vostre strade. Chi mi conosce  da tempo scoprirà forse qualche inedito particolare, chi mi incontra per la prima volta potrà decidere se e fino a dove proseguire insieme questo viaggio.

Chi sono

Ho 55 anni e sono figlio di una sarta e di un portalettere. Mia madre mi ha fatto capire quanta pazienza sia necessaria per riuscire ad ottenere lo scopo che ci si prefigge; da mio padre ho imparato che bisogna avere gambe forti per compiere tutta la strada che una giornata ci mette davanti. Una strada che devi fare per intero, con il bello o il cattivo tempo, da affrontare con dei buoni compagni di viaggio. Nella mia avventura, i più importanti fra essi sono mia moglie Andreina e mio figlio Antonio, i miei più veri e solidi punti di riferimento.

L’attività lavorativa

Come molti giovani catanzaresi già negli anni ’80 lasciai la mia città per iniziare a lavorare nelle poste. Firenze era bellissima, ma nessuna città, per quanto bella possa essere può mai sostituire nel cuore e nella mente il calore della tua. Dunque tornai e ancora oggi lavoro per il gruppo Poste Italiane con la qualifica di quadro dirigente, al servizio di un ente che negli anni è certamente cambiato e a cui è stato chiesto di correre sempre più veloce.

L’esperienza sindacale

L’inizio dell’attività lavorativa coincide con quella sindacale. Penso al sindacato come a una palestra che quotidianamente ti spinge a sforzarti per difendere qualunque tipo di istanza, a partire proprio dalle più piccole. Tra le cariche coperte nel corso degli anni, sono stato vicesegretario regionale di federazione della Cisl-Poste Telecomunicazioni e oggi la mia esperienza continua con la Ciu, la confederazione delle professioni intellettuali che sta portando avanti un progetto di vita per tutti quei giovani professionisti costretti a muoversi nel mondo del lavoro, sempre più ristretto.

Lo sport

Se quarant’anni fa mi avessero chiesto quali motivazioni mi spingevano ad intraprendere la carriera da arbitro, avrei indicato il divertimento e la gratificazione. A chi me lo chiede oggi, dopo aver calcato tanti campi, e non certo tutti di serie A, dopo aver guidato il comitato calabro, essere stato designatore nazionale per tanti anni ed ora al secondo mandato elettivo nel comitato nazionale, posso dire che  essere arbitri non vuol dire esserlo per i 90’ minuti di gioco, ma rappresenta uno stile di vita che va ben oltre la direzione di una gara. L’attività di arbitro esige non solo allenamento dei muscoli, ma soprattutto una ferrea disciplina morale fatta di buona volontà, perseveranza e spirito di sacrificio.

L’impegno contro l’illegalità

Da dieci anni sono presidente della commissione per l’emersione del lavoro irregolare della Provincia di Catanzaro. Un impegno che ha significato dare il proprio contributo, del tutto gratuito, per arginare situazioni di illegalità diffusa, proprio laddove lo Stato avrebbe dovuto essere più presente. Parlare di “repubblica fondata sul lavoro”, oggi, sembra una provocazione.  Giovani, donne e lavoratori dipendenti,  possono talvolta fondare sul lavoro solo qualche timida aspettativa economica a breve termine. La precarizzazione è arrivata a disgregare quella struttura economica che il mondo ci invidia, i distretti e le filiere dove la cultura del lavoro è radicata nelle reti sociali, nei rapporti tra imprenditori e dipendenti, nelle identità del territorio e nella cooperazione dei saperi. Per questo, con la commissione abbiamo proposto nuove e coraggiose politiche del lavoro, che partano dal rispetto del lavoratore e annientino una volta per tutte precarietà e morti bianche.

La politica

Ho fatto politica come uomo di partito e come amministratore sempre spinto da una grande motivazione, perché solo essa  può convincerti a dedicare una parte importante della tua vita ad una tale missione. Fare politica non è un mestiere. E’ avere nel cuore quel senso di giustizia che ti spinge a metterti al servizio delle tue convinzioni, una volta vagliate e approvate dai tuoi elettori. Spesso tutto ciò accade all’interno di quel contesto affascinante e complesso qual’è la libertà di pensiero e di stampa, dove in molti sono pronti a darti contro, spesso con argomentazioni superficiali o false. Proprio in quei momenti bisogna credere in se stessi e in quello che si fa, tenendo presente la lezione dei grandi esempi di democrazia. Proprio per questo, soprattutto nei momenti più difficili, ho sempre scelto di difendere la politica.

Tempo libero

Vivere la politica, vuol dire vivere la propria società. Momenti importanti per la mia formazione , sono state le esperienze maturate all’interno di associazioni o enti e forse la più gratificante è stata  la fondazione nei primi anni ‘90 del C.E.I.S. , il Centro di solidarietà che cerca di offrire una seconda possibilità alle tante vittime della tossicodipendenza. Da poco tempo ricopro la carica di presidente della “Pro Loco città di Catanzaro”, esperienza di grande fascino, che mi ha permesso di rafforzare l’amore e il legame per questa terra e le sue tradizioni.

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